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GLI
APPUNTAMENTI
La sala Veratti,
acquisita dal Comune di Varese nel 1986 dall’omonima famiglia
diviene inizialmente pubblica sala per riunioni, conferenze,
piccole mostre d’arte e, in seguito, dopo il restauro risalente
al 1992, sede di mostre ed esposizioni dei Musei Civici.
La sala non è, come apparentemente può sembrare, un ambiente a
sé stante, ma appartiene ad un corpus di edifici più ampio e di
antiche origini. Essa è, infatti, il refettorio dell’ex convento
di Sant’Antonino la cui storia inizia nella metà del 1500. Nel
1567, Carlo Borromeo, in seguito alle disposizioni del Concilio
di Trento, ordina la soppressione del convento di S.Antonino a
Luvinate, pensando di trasferire le monache benedettine a
Milano. La comunità di Varese fa, però, opposizione a tale
trasferimento e mette a disposizione 300 scudi d’oro per la
costruzione di un convento in città. Nel 1568, la Curia dà il
permesso per la costruzione del Monastero e l’anno successivo
viene scelto, con l’assenso di Carlo Borromeo, il luogo dove
sarebbe sorto l’edificio conventuale. Il terreno, compreso tra
gli odierni Corso Matteotti, Piazza Carducci, via Broggi e via
Veratti, viene scelto per la sua centralità che favoriva
l’ingresso delle fanciulle, dato che le monache oltre ai compiti
della vita monastica, avevano quello di educare le bambine del
borgo di Varese e di Velate.
Le case preesistenti vengono gradatamente adattate alle esigenze
del Monastero. In parte sono abbattute e ricostruite sotto la
guida di esperti costruttori tra i quali citiamo Giuseppe
Bernascone che, come rivelano alcuni documenti, era stato
interpellato dalle monache agli inizi del 1600 per lavori di
ampliamento, tra i quali l’edificazione del chiostro, mentre già
dal 1599 inizia la costruzione del refettorio oggi sala Veratti.
Nel 1789, per ordine dell’Imperatore Giuseppe II, il Monastero
viene soppresso. Nello stesso anno l’intero complesso è
acquistato, tramite asta pubblica da Pietro Veratti, che lo
trasforma in casa di abitazione con botteghe. Molte sono le
modifiche apportate già nei primi anni del 1800: l’abbattimento
dei locali di servizio della chiesa, della sagrestia, del
campanile, e la divisione della chiesa in più vani. L’attuale
sala Veratti, a pianta rettangolare, ha un ingresso differente
da quello originario e al visitatore, oggi, è consentita la
visione della sala con una prospettiva totalmente rovesciata
rispetto a quella d’un tempo. Si entra infatti da quella che
anticamente era la parete di fondo (inizialmente senza aperture)
mentre l’antica porta che si affacciava sul chiostro di
Sant’Antonino è stata murata.
Sulla parete dell’odierno ingresso affreschi di raffinata
qualità pittorica raffigurano Re Davide, l’Annunciazione, i
Simboli della Passione, Dio Padre e lo Spirito Santo, forse da
attribuire a Donato Mazzolino, un artista legato al meglio noto
Federico Bianchi. Sulla parete di fondo, risalente al XVIII
secolo, troviamo la Nascita di Cristo, l’Annuncio ai pastori e
l’Adorazione del Bambino, oltre agli angeli sulla volta. A
partire da 1736 entrano in scena a completare l’apparato
decorativo Pietro Antonio Magatti e i fratelli Baroffio, cui
spettano i medaglioni con le Sibille e i Profeti.
Tra le rassegne di grande interesse che si sono svolte presso la
sala Veratti citiamo quelle dedicate all’opera grafica di Lucio
Fontana, Giovanni Carnovali detto il Piccio (due mostre
realizzate nel 1996) e di Lodovico Pogliaghi (1997); mentre nel
2003 nella sala si tenne la mostra su Testori a Varese (da
Cerano a Guttuso) e nel 2007 quella su Renato Guttuso
illustratore. SALA
VERATTI - Musei Civici Varese - via Veratti 12, VARESE
Orari: da martedì a domenica 10.00-12.30 e 15.00-18.30.
Per informazioni: Tel. 0332 820409

La Sala Veratti, acquisita dal
Comune di Varese nel 1986, ben presto divenne sede di mostre
realizzate dai Musei Civici della città. Tra le rassegne che vi
si sono svolte ricordiamo quelle dedicate all’opera grafica di
Lucio Fontana, di Giovanni Carnovali detto il Piccio (due mostre
realizzate nel 1996) e di Lodovico Pogliaghi (1997); mentre nel
2003 nella sala si tenne la mostra su Testori a Varese (da
Cerano a Guttuso).
Si trattava di iniziative che, prendendo le mosse da
testimonianze artistiche locali e, in particolare, da opere
d’arte conservate nella collezione del Comune di Varese,
fornivano al visitatore la visione di un contesto più ampio e
che hanno permesso alla sede espositiva varesina di essere
inserita in un circuito di rilevanza nazionale, grazie anche ad
alcuni collaboratori dell’Amministrazione comunale che negli
anni passati hanno lavorato con passione e competenza: vorrei
citare, tra gli altri, Riccardo Prina.
Presentando la programmazione per il prossimo anno si vuole dare
continuità a quelle esperienze riportando nuovamente la Sala
Veratti tra le sedi espositive legate ai Musei Civici con una
gestione in collaborazione con l’Associazione Culturale
Varesevive, realtà che durante gli scorsi anni, in un’ottica di
puro mecenatismo, ha maturato numerose esperienze nel settore
della divulgazione culturale.
Infatti, scorrendo la programmazione 2010, ben si comprende come
si sia intrapresa la strada della cooperazione tra alcune realtà
presenti sul nostro territorio che, pur nella diversità,
lavorano con l’obiettivo comune di offrire servizi culturali di
alto profilo. A titolo di esempio la mostra su Vittorio Sereni
nasce da una collaborazione tra l’Università dell’Insubria e il
Comune di Luino, allo stesso modo considero positivo il
coinvolgimento fattivo di associazioni come il Circolo degli
artisti di Varese e i Liberi artisti della provincia di Varese.
Il 2010 si chiuderà poi con l’arrivo in città di un’opera d’arte
d’eccezione: infatti, con la curatela, tra gli altri, di
Giovanni Agosti e in collaborazione con la Pinacoteca Giovanni
Züst di Rancate (Mendrisio, Canton Ticino), saranno presentate
al pubblico alcune opere del più importante pittore varesino del
Rinascimento, Francesco de’ Tatti. In particolare La Madonna col
Bambino del Musée des Beaux-Arts di Nancy, datata e firmata
1512, opera che rappresenta un vertice dell’attività
dell’artista, attivo nella Milano di Leonardo da Vinci,
Bramantino e Bernardino Luini.
Concludendo vorrei mettere in luce come la coesione tra
Amministrazione pubblica, associazionismo e partner privati
abbia reso possibile la nascita di una serie di iniziative di
grande interesse per Sala Veratti; l’obiettivo che ci proponiamo
ora è quello di avviare nuove collaborazioni che ci
permetteranno di portare a compimento proposte culturali di
respiro ancora più ampio.
Attilio Fontana
Sindaco di Varese |